Tornare al baratto?

Massimo Fini è certamente un intellettuale non conformista, anche se non sempre si può essere d’accordo con quello che scrive od esprime in televisione alla radio o in internet.

Sbaglia, secondo me, nel nutrire un’eccessiva fiducia nella magistratura o nel pensare che il malcostume italiano sia un derivato del berlusconismo.

Nel primo caso, bisogna considerare che l’appiattimento generale colpisce anche buona parte dei giudici o pm e quindi non c’è da nutrire eccessive speranze nel rinnovamento del paese, confidando in questa corporazione, che, al pari delle altre corporazioni o caste, non ha alto senso dello stato ovvero del bene comune.

Nel secondo caso, il berlusconismo e la volgarità sono la conseguenza e non la causa del degrado della nostra società, tutta o quasi dedita al culto del denaro in qualsiasi modo guadagnato.rivoluzione_commerciale_del_basso_medioevo

Egli ha invece ragione nel sostenere che la politica statalista, segnatamente quella volta a combattere l’evasione fiscale, comporta, per converso, una maggiore ingerenza del Leviatano nella vita privata, ammantandosi di scopi pedagogici od etici, che alla fine favoriscono solo il rafforzamento di uno stato di polizia ed una perdita progressiva della libertà del cittadino, indegna di un sistema liberale.

Forse Fini dimentica che in Italia un vero assetto liberale è mancato e continua a mancare, al di là delle petizioni di principio.

La sua idea del ritorno al baratto, per sfuggire al gioco perverso dell’economia e dell’intolleranza alla faccia della stato di diritto, non è da disprezzare: potrebbe agevolare la rinascita di una comunità più umana dell’attuale, dove al di là delle apparenze, vige la legge della giungla e l’oppressione dei più deboli.baratto-1

Se l’economia imploderà, ci sarà spazio per una convivenza più civile, pare questa la sua convinzione. ‘La decrescita felice’ rischia però di essere un’altra utopia, un altro inganno per l’uomo civilizzato.

La rinascita da auspicare è quella pre-politica o meta-politica, che necessita di minoranze aristocratiche di cui non s’intravede l’esistenza, almeno fino a questo momento.

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