L’Eredità

Luca Barbareschi è un personaggio controverso, ma molto schietto nell’ esprimere le sue opinioni e questo non può che fargli onore.

Intervenuto in tv (a dicembre del 2015) all’Arena di Massimo Giletti, che ha intervistato anche la sua seconda moglie, Elena Monorchio, parlando della sua famiglia, ha fatto una dichiarazione piuttosto forte, narrano le cronache.1451240440444-jpg-luca_barbareschi__la_decisione_estrema_sui_suoi_figli__

“La cosa che ho insegnato ai miei figli è che l’eredità non esiste, tutto dev’essere restituito alla Fondazione che ho aperto in difesa dei bambini. Io ho il dovere di educare ai miei figli, ma penso che il danaro sia una iattura.

Io non l’ho avuta ed è stata la mia fortuna, ho costruito tutto da solo.

Voglio loro che costruiscano la loro vita, quello sarà l’unico parametro per cui si vorranno bene. Loro l’hanno accettato e ho ottenuto risultati eccellenti”.

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Sì la dichiarazione è forte, ma ha un fondamento innegabile di verità.

Che cosa dobbiamo insegnare ai nostri figli?

Che nella vita conta solo il denaro e l’accumulo di beni, magari non guadagnati con il proprio lavoro, con senso di sacrificio e di responsabilità come si diceva una volta ?

Dobbiamo abituarli ad avere ‘la pappa fatta’, ovvero, come suol dirsi, ‘ad aspettare la manna dal cielo’ per dedicarsi poi ai divertimenti, ai viaggi, alle comodità, all’universo del Bengodi?

Colmarli di regali ed esser pronti a soddisfare ogni loro capriccio, sfruttando ogni possibile espediente che questa bislacca società mette al primo posto, nel segno della furberia e dell’arrivismo, dell’opportunismo e della maschere ingannevoli, per raggiungere il soddisfacimento di sé?

Oggi, essere genitori è un compito difficile, specialmente dopo gli stravolgimenti della famiglia e della scuola, le manipolazioni dei mass- media e i falsi idoli imposti da consumismo e dalla globalizzazione.

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In un mondo di replicanti di modelli sociali sempre più beceri e miserabili. per lo più, ci si dimentica che ai figli va insegnato a pensare e ad avere autocoscienza, spirito critico e occhio lucido sulla realtà, per affrontare consapevolmente, con coraggio ed umiltà, l’esistenza – apprezzando soprattutto la libertà e la lealtà nei rapporti umani. Non tanto il denaro e i benefit o i frutti del lavoro degli altri.

Alla Scuola dei Samurai, ma non soltanto in quella ( e penso alle generazioni formatesi senza galleggiare nel mare della mediocrità e del benessere facilmente conquistato), s’insegnava soprattutto il disprezzo dei beni materiali e dei soldi in particolare.

Ebbene quelle regole non sono cambiate, si sono eclissate e non disperse. 310px-Satsuma-samurai-durante-Boshin-guerra-periodo
E rivivono tutte le volte che i rovesci della fortuna, le crisi sociali e il declino della saggezza producono catastrofi da cui ci si salva con menti e caratteri ben strutturati verso l’alto.

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