Jung: la persona è…

tumblr_lsavxg6gqm1qe866ho1_500“La Persona è un complicato sistema di relazioni fra la coscienza individuale e la società, una specie di maschera che serve da un lato a fare una determinata impressione sugli altri, dall’altro a nascondere la vera natura dell’individuo. La costruzione di una Persona collettivamente conveniente è una grave concessione al mondo esteriore, un vero sacrificio di sé, che costringe l’Io a identificarsi addirittura con la Persona, tanto che c’è della gente che crede sul serio di essere ciò che rappresenta.”

”Storie e leggende taoiste”

Uno gli disse: “Se povertà e ricchezza sono dannose, come si fa a vivere felici?”
Yang Zhu disse: “Bisogna frequentare la quiete e amare i piaceri della vita. Chi gode dei piaceri della vita non è povero, chi frequenta la quiete non è ricco.”71nnf2DLCIL

Tao: cosa significa? “Via”, “Sentiero”, “Principio”, “Cammino”… La quintessenza del pensiero cinese, inesplicabile e sfuggente per sua natura (“Il Tao che può essere detto / non è l’eterno Tao”, è il primo distico del Daodejing), ha dato vita a un corpus di leggende, di storie paradossali, di racconti guizzanti. Necessari al cercatore e affascinanti per il lettore. In questo volume sono antologizzati testi dallo Zhuangzi, dal Liezi e dalle favole degli Otto Immortali del taoismo.

Sapienti che vagano alla ricerca dell’immortalità, poeti pazzi che preferiscono scrivere versi sull’acqua piuttosto che esercitare un ruolo di predominio nel regno, monaci che cavalcano nuvole, bellissime figlie del Drago, cuochi più sapienti dei filosofi e sovrani cretini: il patrimonio favolistico del taoismo è di fragrante meraviglia.

All’apice di ogni storia – di cui si presenta una antologia dai libri maggiori, ‘sacri’ al Tao – la ricerca della felicità, lo sfrenato desiderio della quiete. Che spesso si raggiunge attraversando gli opposti e i paradossi. “Il saggio cerca la luce nel caos: non sfrutta le creature e preferisce il giusto mezzo”.

COLERIDGE: La luce dell’origine

Kubla KhanKubla-Khan

Nel Xanadu alza Kubla Khan

dimora di delizie un duomo

dove Af, il fiume sacro, scorre

per caverne vietate all’uomo

a un mare senza sole.

Dieci miglia di fertile campagna

con mura e torri furono recinte:

e c’era nel giardino un luccichio di rivi

e l’albero d’incenso era fiorito

e v’erano foreste antiche come i clivi

che abbracciavano il verde agro assolato.

Ma oh, quel cupo abisso fino al fondo

straziava la collina nel suo vello di cedri.

Era un orrido sacro ed ammaliato

come alcuno ce n’è sotto la luna

calante ove alza gemiti una donna

inquietata dal demone d’amore!

Dall’abisso in un turbine incessante,

quasi il suolo rompesse in un singhiozzo,

una polla irruente urgeva a tratti:

fra i crosci subitanei e intermittenti,

con rimbalzi di grandine o di veccia

sotto il flagello di chi tribbia, ingenti

macigni sussultavano a frammenti.

Di là, da quella stanza irta di blocchi

alto sorgeva a tratti il fiume sacro.

Cinque miglia di corso vagabondo

per boschi e valli il fiume percorreva,

poi cadeva per grotte senza fondo

tumultuoso in un oceano morto.

E rauche in mezzo a quel tumulto a Kubla

voci d’avi annunziavano la guerra!

L’ombra della chiara dimora

fluttuava sulla corrente,

indistinta l’eco arrivava

dalle grotte e dalla sorgente.

Era un raro miracolo, una casa

Su caverne di ghiaccio ed assolata!

Samuel Taylor Coleridge
(Traduzione di Mario Luzi)

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Non compiuta, ma come la “Pietà Rondanini” di Michelangelo «realizzata in pieno per potenza e svelamento». È la poesia di Coleridge, qui presentata nella traduzione di Mario Luzi, dove si narra del palazzo del mitico imperatore dei Tartari Kubla Khan

Nella storica traduzione del suo Coleridge, Mario Luzi spalancava all’uomo del suo tempo il mondo visionario della poesia in cui conoscenza e ardore coincidono: appunto, in un suo verso, “conoscenza per ardore”.
Leggendaria La ballata del vecchio marinaio, capolavoro della poesia romantica e della poesia in assoluto. Accanto a questo poema vertiginoso e baluginante, altre poesie straordinarie di Coleridge, tra cui l’incompiuta Kubla Khan: incompiuta come la Pietà Rondinini di Michelangelo, cioè non finita ma realizzata in pieno per potenza e svelamento.
Un palazzo misterioso nella Cina del mitico imperatore dei Tartari Kubla Khan, raggiunta e svelata al mondo dal veneziano Marco Polo: il tempio del simbolismo della poesia moderna in cui in il mistero è pane quotidiano, e il pensiero avventura. Verso l’Oriente profondo, verso la luce dell’origine, come la Ballata del vecchio marinaio verso i segreti dell’Oceano.

Li Po e il prodigio della poesia

Il canto sul fiume

Questa barca è di legno shato, i remi di magnolia

i musici allineati ai due estremi,

flauti di giada e pifferi d’oro.

Fiumi di vino pregiato versati negli otri,

alla deriva, portati dalle onde,

allegri con le ragazze che cantano,

ma al sennin serve una cicogna gialla per destriero,

e tutti i nostri marinai inseguirebbero

i bianchi gabbiani, per cavalcarli.

Il Canto di Qu Yuan alto nel cielo tra sole e luna,

le torri del re di Chu ora un nudo tumulo.

Ma quando prendo il pennello e scrivo

tremano le Cinque Cime.

La poesia è compiuta, come un’isola azzurra.

Se onori e gloria durassero in eterno

il fiume Han dovrebbe scorrere verso nord.

Nel giardino al seguito dell’imperatore aspettavo l’ordine di scrivere:

nutrivano i versi nascituri lo stagno dei draghi

acqua color cielo e verdi salici,

e il canto senza fine di mille usignoli.

Il vento dell’est ha rinverdito l’erba a Yingzhou,

padiglioni di porpora e torri rosse,

dolcezza di primavera…

A sud dello stagno i salici sono più verdi,

volute di fumo sfiorano le mura ornate.

Fili seta lunghissimi pendono da colonne intarsiate,

alti sui salici cantano uccelli armoniosi,

gridando “Kuan kuan” al vento del mattino,

che arriva avvolgendosi in nuvole azzurre,

su mille porte e cancelli, ovunque suoni di primavera.

Ora l’imperatore è a Hao, la capitale,

cinque nuvole irradiano il cielo rossastro,

Stendardi escono dal palazzo d’oro verso il sole,

l’imperatore sul cocchio di giada ispeziona i fiori,

va a Hori a vedere le gru danzare,

torna lungo la via rocciosa

per ascoltare altri usignoli.

Gli usignoli volano intorno al parco di Shanglin,

vogliono unirsi al suono delle danze,

fondono con quella dei flauti la loro voce.

Li PoLi-Po
Libera versione di Roberto Mussapi

Poesia prodigiosa sul prodigio della poesia: Li Po, il massimo poeta cinese, VIII secolo d.C. esempio e modello di visione lirica e cosmica per Pound e per me, canta una festa che avanza sul fiume, in cui tutte le delizie si fondono in un’orchestra paradisiaca e, come per ogni poeta cinese, felicemente, pienamente terrena. Esiste l’oltre per l’uomo cinese di quei tempi. Ma è nel silenzio azzurro sopra la montagna, letteralmente oltre il tempo della vita e del canto e dei corpi e del vino. Non qui: qui musiche, colori, suoni, acqua, aria, luci e bagliori. Ma al centro della festa una missione compiuta: il poeta ha scritto la poesia commissionata dal signore: non un compito servile, ma il sigillo, l’unico accettabile e sacro perché poetico, alla festa dell’universo. (R.M.)

Oltre il riduzionismo cartesiano

Nel “Tao della fisica” Capra ha denunciato i limiti e le lacune del sapere convenzionale dell’Occidente. La scienza newtoniana – che ha dominato la cultura occidentale per più di due secoli e alla quale continuano a ispirarsi non solo le scienze cosiddette esatte, ma anche numerose scienze umane e biologiche – si fonda su un pensiero lineare e riduttivo messo in crisi, nei primi decenni del nostro secolo, dagli sviluppi della nuova fisica.

Questa crisi – che l’autore, riferendosi a un esagramma dell’I Ching, definisce “il punto di svolta” – dipende, secondo Capra, dalla nostra ostinazione teorica.

Solo un superamento del riduzionismo ispirato a una visione olistica, ecologica del mondo potrà aiutarci a sciogliere i nodi problematici del nostro tempo. Ispirandosi a questi concetti, Capra compie una sorprendente analisi critica del pensiero riduzionistico, “cartesiano”, tuttora dominante nel nostro approccio ai problemi biologici, medici, psicologici ed economici.

Non conformismo

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“Per il tuo non-conformismo
il mondo ti colpirà e non ti avrà in nessuna considerazione. E perciò un uomo ha da sapere che conto deve fare di una faccia acida.
Per la strada o nel salotto di un amico la gente lo guarda di sbieco.
Se una tale ostilità avesse la sua origine in quello stesso disdegno e in quella ostinatezza che egli prova, potrebbe benissimo tornarsene a casa con malinconica dignità; ma le facce acide o benevole della moltitudine non hanno mai causa profonda, sono indossate o dismesse come soffia il vento o come ordina un giornale.”

— Ralph Waldo Emerson, Fiducia in se stessi, 1841-44 (via somehow—here)

Pensierini estemporanei


Treccani dixit:

attizzare v. tr. [der. di tizzo]. – 1. Ravvivare la fiamma 20191127_170325_resized.jpgdisponendo e accomodando i tizzi in modo che brucino meglio; per lo più nella frase ail fuoco, e per estens. aun incendio, farlo avvampare. 2. fig. Stimolare, eccitare: ale passionigli odîl’ira, ecc.; ant., aizzare, istigare contro qualcuno


*** Che senso ha la vita se  manca quel che attizza il cuore?***

La rosa profonda

La rosa,

l’immarcescibile rosa che non canto,

quella che è peso e fragranza,

quella del nero giardino nell’alta notte,

quella di qualsiasi giardino e qualsiasi sera,

la rosa che risorge dalla tenue

cenere per l’arte dell’alchimia,

La rosa,

l’immarcescibile rosa che non canto,

quella che è peso e fragranza,

quella del nero giardino nell’alta notte,

quella di qualsiasi giardino e qualsiasi sera,

la rosa che risorge dalla tenue

cenere per l’arte dell’alchimia,

la rosa dei persiani e di Ariosto,

quella che sempre sta sola,

quella che sempre è la rosa delle rose,

il giovane fiore platonico,

l’ardente e cieca rosa che non canto,

la rosa irraggiungibile.

J.L. Borges

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